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V. Non credo il suon tanto soave fosse
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V.
Non credo il suon tanto soave fosse
Che gli occhi d’Argo tutti fe’ dormire1,
Né d’Amphion la cythara a udire
Quando li monti a chiuder Thebe mosse2,
Né le syrene anchor quando si scosse5
In vanoFonte/commento: editio maior Ulixe provido al fuggire,
Né altro3, se alcun se ne può dire
Forse più dolce o di più alte posse;
Quant’una voce ch’io d’un’angioletta
Udì, che lieta i suoi biondi capelli10
Cantand’ornava di frond’et di fiori.
Quindi nel pecto entrommi una fiammetta4,
La qual, mirando li sua occhi belli,
M’accese il cor in più di mill’ardori.
- ↑ Il suono del flauto di Mercurio; cfr. Purg., XXXII, 64-66.
- ↑ Il Boccacci nell’Ameto: ‘Amfione col suono della chiara cetera le dure pietre mosse a chiuder Tebe’. Cfr. qui oltre, VIII, 3-4.
- ↑ Suono.
- ↑ Allusione al senhal della donna amata.
Note
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