< Caccia e Rime (Boccaccio) < Rime
Questo testo è completo.
XXXVIII. Pervenut’è insin nel secul nostro
Rime - XXXVII Rime - XXXIX

XXXVIII.


Pervenut’è insin nel secul nostro
     Che tante volte il cuor di Prometheo
     Con l’altre parti dentro si rifeo,
     Di quante se ne pasce’ un duro rostro;
     Il che parria forse terribil monstro,5
     Se non fesse di me simil tropheo
     Sovent’Amor, ch’a scriverlo poteo
     Far del mio lagrimar penna et inchiostro.
Io piango et sento ben che ’l cor si sface;
     Et allor quand’egli è per venir meno,10
     Debile smunto et punto per l’affanno,
     O dio! nascoso sento che ’l riface
     El mio destin: là onde eterne fieno
     Le pene che mi disfanno et rifanno.

Questa voce è stata pubblicata da Wikisource. Il testo è rilasciato in base alla licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo. Potrebbero essere applicate clausole aggiuntive per i file multimediali.