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A SUA ECCELLENZA
IL SIGNOR
PIETRO PRIULI
PATRIZIO VENETO.
Ma simile barzelletta prova il mio assunto, che le Commedie stampate e lette sono sempre le stesse, ma rappresentate cambiano aspetto, a tenore de’ Recitanti. Chi ha veduto rappresentare questa Commedia a Bagnoli, si ricorderà aver veduto una bella Commedia, perchè animata da’ Cavalieri e Dame, pieni di spirito e di talento, che l’hanno fatta comparire quel che non è. Io non feci che l’ossatura, detta comicamente il Soggetto, e i Valorosi Attori sopra uno scheletro di poche carte, mi hanno lavorata una Commedia di ben tre ore. Io pure ho rappresentata la parte mia, e si rammenterà aver io fatto il carattere del Fattore, e alquanto male, per dire la verità; e allora ho conosciuto quanto diverso sia lo scrivere dal recitare, e quanto sia necessaria all’Attore la pratica, l’esercizio e la naturale disposizione. Ma quest’ultima qualità toccai con mano essere più delle altre essenziale. Chi ha insegnato alla Nobilissima Dama di Lei Sposa a rappresentare il carattere della Servetta con tanto spirito, e con tanta verità e bravura? Una Giovanetta, escita poco prima dall’educazione di un rigorosissimo Monistero, che appena ebbe agio, dopo sposata, di vedere fra i varj spettacoli di Venezia poche Commedie colla Servetta, confesso il vero mi ha sorpreso a tal segno, che non cesserò mai di parlarne. Disegnai a bella posta alcune scene fra lei e me nel soggetto, e mi trovai, sceneggiando all’improvviso con essa, in un impegno maggior di quello ch’io non pensava. Il talento adunque più che la pratica può Valere. In fatti l’Eccellentissima Signora Loredana, degnissima di Lei consorte, se in ciò ha dimostrato un piccolo saggio del suo talento, grandi maggiori prove ne ha dato nelle più nobili, nelle più serie occasioni, sendo l’oggetto del più tenero amore di tutta la nobilissima Famiglia vostra, e di tutti quelli che la conoscono ed egualmente la stimano. Oh quante lagrime ha fatto spargere la malattia lunga, pericolosa da lei sofferta! ma queste poi colla di lei guarigione convertite si sono in lagrime di tenerezza. Doni il Signore e a Lei e all’Eccellenza Vostra lunga vita e salute, per consolazione degli amici loro e dei loro Servidori divoti, fra’ quali ho anch’io l’onore di essere annoverato.
Di V. E.
Umiliss. Dev. Obblig. Servidore |