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[350-351] Cupidigia, egoismo 101

[[Categoria:Pagine che usano RigaIntestazione|Chi l'ha detto.djvu{{padleft:133|3|0]]che egli, oltre ad esser cattolico per sentimento, doveva come capo del popolo spagnuolo tener conto della religione dominante nella nazione, e finiva la lettera dicendo: Voi pure andrete a Canossa. Poco tempo dopo, Bismarck, allora preoccupato dal Kulturkampf, volendo esprimere il suo pensiero, si ricordò della frase di Castelar, e disse: Noi non andremo a Canossa (vedi il Mattino di Napoli, 24-25 ottobre 1894). Va osservato però che Castelar fu presidente della Repubblica di Spagna dal 9 settembre 1873 al 2 gennaio 1874, cioè assai dopo che Bismarck aveva pronunciato la celebre frase.







§ 22.



Cupidigia, egoismo





Il Vangelo degli egoisti sta tutto nelle parole di Terenzio:

350.   Proximus sum egomet mihi.[1]

L’egoismo politico poi (la politica, per ben intendersi, è tutta a base di egoismo) riposa su due postulati.

Uno è l’italiano

351.   Esci di lì, ci vo’ star io.

(Pananti, Il poeta di teatro, c. XIV, str. 2).

Quest’ultimo divenne notissimo specialmente dopo il sonetto del Giusti, che finisce:

E tutto si riduce, a parer mio
(Come disse un poeta di Mugello),
A dire «Esci di lì, ci vo’ star io.»

E infatti nativo di Ronta nel Mugello era il Pananti. Ma il Pananti non fece che tradurre la frase proverbiale francese: Ote-toi de là, que je m’y mette, la quale, secondo Vittorio Imbriani, deriva da un


  1. 350.   Il mio prossimo per me è me stesso.
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