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[1100-1102] Parlare, tacere 363

[[Categoria:Pagine che usano RigaIntestazione|Chi l'ha detto.djvu{{padleft:395|3|0]] Anche Dumas figlio nella Question d’argent (a. II, sc. 7): « — Les affaires? c’est bien simple: c’est l’argent des autres.» e François Béroalde de Verville nel Moyen de parvenir: « — Mais de quoi sont composées les affaires du monde? — Du bien d’autrui. — »







§ 52.

Parlare, tacere




Il linguaggio è il dono più sublime che gli dei potessero fare agli uomini, ma non a tutto arriva, e vi sono cose e sentimenti che la parola è incapace a descrivere. Ciò affermava anche Dante là dove disse:

1100.   Trasumanar significar per verba
     Non si potria.

(Paradiso, c. I, v. 70-71).

cioè che il linguaggio umano non è sufficiente a descrivere quel che prova chi trasumana, ossia diventa più che umano, si avvicina alla divinità.

Oltre le cose che non si possono o meglio che non si sanno dire, vi sono quelle che non si devono dire. Per esempio lo stesso poeta ci ammonisce che:

1101.   Sempre a quel ver c’ha faccia di menzogna
     Dee l’uom chiuderle labbra fin ch’ei puote,
     Però che sanza colpa fa vergogna.

(Inferno, c. XVI, v. 124.126).

ed altrove che ci sono cose delle quali:

1102.   Più è tacer, che ragionare, onesto.

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