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[73-75] Amicizia 23

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72.       Se poi si cangia in tristo il lieto stato,
Volta la turba adulatrice il piede;
E quel che di cor ama, riman forte,
Et ama il suo Signor dopo la morte.

(Ariosto, Orlando furioso, c. XIX, ott. 1).

Belle sono tutte le ottave sentenziose con le quali il poeta ferrarese dà cominciamento ai diversi canti del suo poema: ma questa è bellissima. Ecco finalmente il poeta cesareo:

73.           Come dell’oro il fuoco
          Scopre le masse impure.
          Scoprono le sventure
          De’ falsi amici il cor.

(Metastasio, Olimpiade, a. III, sc. 3: si cita sempre la ediz. di Parigi, presso la vedova Hérissant, 1780-82, che è di Crusca).

Un pensiero abbastanza sconfortante è il seguente, che pur troppo ha molto di vero, come tutti quelli del medesimo scettico e cinico scrittore:

74.   Dans l’adversité de nos meilleurs amis, nous trouvons toujours quelque chose qui ne nous deplaît pas.[1]

(Maximes de La Rochefoucauld; ediz. del 1665, num. 85).

Q. Curzio nella Vita Alex. Magni, lib. VII, cap. VIII, 27, osserva che:

75.   Firmissima est inter pares amicitia.[2]

e pare che fosse antico proverbio, poichè Cicerone nel trattato De senectute (3), scrive: «Pares autem vetere proverbio cum paribus facillime congregantur» la quale sentenza è citata anche


  1. 74.   Nelle sventure dei nostri migliori amici, troviamo sempre qualcosa che non ci dispiace.
  2. 75.   Solidissima è l'amicizia fra gli uguali.
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