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[1698-1700] | Tavola, cucina, vini, altre bevande | 569 |
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1698. Poscia, più che il dolor, potè il digiuno.
Ma questi pasti danteschi (un pasto di belva feroce, uno o due da antropofaghi) sono cose poco appetitose, e se vogliamo qualcosa che accomodi meglio lo stomaco, bisogna rivolgersi altrove, per esempio (nè saprei di meglio) al gran pontefice della gastronomia, il celebre Anthelme de Brillât-Savarin (1755-1826), autore della Physiologie du goût, donde traggo due aforismi, il IV e il XV:
1699. Dis-moi ce que tu manges; je te dirai ce que tu es.[1]
1700. On devient cuisinier, mais on naît rôtisseur.[2]
Al primo dei due aforismi si ispirò Lodovico Feuerbach, quando, nella prefazione alla Lehre der Nahrungsmittel für das Volk (Erlangen, 1850) del Moleschott, scrisse:
Der Mensch ist was er isst.