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ermanno raeli. 135

[[Categoria:Pagine che usano RigaIntestazione|De Roberto - Ermanno Raeli.djvu{{padleft:140|3|0]]liana l’angosciosa delizia che la sua presenza gli procurava, l’esclusiva passione di cui egli era pieno. La stessa ipotesi d’una dichiarazione, d’una formula convenzionale da recitare, gli pareva inammissibile; e in quel tormento di sentirsi pieno d’un’idea e di non volerla e di non poterla esprimere, fu con voce velata dall’imbarazzo che, voltandosi indietro: «Povera signora!» egli disse, fermandosi un poco a guardare la viscontessa e la sua amica: «È sempre molto sofferente...» — «Sì,» rispose la signorina di Charmory; «che martirio non vederla sollevarsi mai...» E l’accento col quale ella parlava di quella fatale malattia era anch’esso stanco, quasi depresso e così estraneo alla realtà che Ermanno sentiva sedarsi a poco per volta la sua inquietudine. «Il clima di Sicilia non le ha dunque giovato?» — «Quasi nulla. Sono dei miglioramenti passeggeri, seguiti da sùbite ricadute.... Del resto,» aggiunse Massimiliana, con un accento di sfiducia, «che cosa può fare un’aria mite o un tepido sole?...» Ed

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