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GIACUM. Ah tü’ m l’ à fatcia!
1404. Magnocca per je!
5. (vegn sbragiand cun ingòscia):
Corrè, corrè! fugì, fugì tütč quanč!
L’ è cià quel brüt omačč, ca maja i fanč!
(Tütci fügian quant ch’ i ponn).
[p. 88] SCENA IV.
Al riva P. P. VERGERIO.
VERGERIO. Il seme è sparso. Or tu feconda il suolo
De’ tuoi raggi possenti, o Re del Cielo!
145Grazia concedi all’ umile parola
D’ un abbietto tuo servo, e le tenèbre
Della superstizion disperdi, e pura
La verità fa che nei cuor trionfi!
Qui, ove sì maestose ergonsi al cielo
150L’ opre delle tue mani, a te m’ inchino,
Contrito peccator, che già te offesi
Con idolatro culto e ipocrisia;
Che ligio dell’ errore alle illecèbre
Coll’ oro, le minacce e le lusinghe
155Tentai rapirti i cuori a te fedeli.
Ma tu, che in Paolo un Saulo cangiasti,
Gli occhi m’ apristi alla luce del Vero,
Che gìa bandendo il servo tuo Lutèro.
Poscia di Spiera gli orridi tormenti
160M’ affrancar nella fede. Allor lasciai
Quanto di seducente il mondo offria:
Ricchezze, onor di rango, e il suol natìo;
E fra stenti e disagi a questi monti
Profugo trassi il piede, ove da sagge
165 Leggi protetto il Ver trova un asilo.
Ove dell’ Inquisizion l’ idra feroce
Con sangue e roghi non ispegne il Vero.
Le pene accetta del tuo servo indegno,
Padre! in espiazion de’ suoi errori!
[p. 89] 170 Afforza tu il mio cuor di fè, di zelo
Per le gran verità del tuo Vangelo!
Ma se a convertire appieno i cuori

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