< Pagina:Deledda - I giuochi della vita.djvu
Questa pagina è stata trascritta, formattata e riletta.

per riflesso 7

[[Categoria:Pagine che usano RigaIntestazione|Deledda - I giuochi della vita.djvu{{padleft:15|3|0]]

Zio Larentu non rispose. Egli fingeva di accomodare ancora la correggia del fucile, dandosi molto da fare; però guardava ogni tanto fuori, e provava una vaga inquietudine, o meglio una collera sorda e segreta.

— So perchè quella donna e quel fanciullo vengono, — pensava, annodando dispettosamente la correggia. — Ora cominciano a rompermi davvero le scatole. Ieri l’altro è stato il maestro, il quale mi ha fatto sapere che quel ragazzo è il primo della scuola, e che io devo mandarlo a studiare. Poi anche il parroco. Vadano al diavolo tutti! Ma che lo mettano a lavorar la terra o lo facciano studiare a loro spese! E quella sfacciata che osa venir qui; ma guarda! Ebbene, che venga! La piglio a calci!

Eppure, nonostante il suo coraggioso proposito, egli sentiva una strana trepidanza, non per sè, ma per sua moglie e per Coanna. Aveva paura della serva e vergogna della moglie, della quale egli amava la giovinezza e la bontà.

— Ebbene, che vengano! Calci quanti ne vogliono! — ripeteva fra sè, pensando ad Andreana ed a quel fanciullo che egli non amava: ma intanto avrebbe voluto andare loro incon-

    Questa voce è stata pubblicata da Wikisource. Il testo è rilasciato in base alla licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo. Potrebbero essere applicate clausole aggiuntive per i file multimediali.