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246 | il vecchio servo |
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— Vedrai, lo farò, — insistè il servo, il quale ripetè il suo proposito anche in casa della sua vecchia amica.
— Che San Basilio mi ajuti, vedrai, non voglio più fare lo scemo. Domani mi sdrajerò sotto un albero: e che il piccolo prepotente vada all’inferno!
Infatti l’indomani Sidru disse ancora al vecchio padrone:
— Me lo dài o no questo cavallo? Io sono stanco, io non ne posso più delle vostre pazzie, Benedetto Ara!
— Se non ne puoi più, ebbene, appìccati, — rispose rudemente il vecchio.
Al solito, verso il tramonto, Basile partì e il servo lo seguì. Era una giornata calda e nuvolosa. Al di sopra delle montagne di un azzurro fosco, il sole calava fra grandi e immobili nuvole rosse che parevano enormi rami di corallo. Il cielo era tutto nero e rosso; nel silenzio di quel tramonto pauroso i fiori già appassiti, le erbe impallidite dal caldo, si piegavano fino a terra; le pecore tosate si sbandavano stanche fra le macchie, il cane lottava e guaiva contro un nugolo di mosche, e il corvo saltellava e gracchiava melanconicamente.