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[[Categoria:Pagine che usano RigaIntestazione|Deledda - L'incendio nell'oliveto,1821.djvu{{padleft:264|3|0]]si stava bene là dentro: eppure le dispiaceva di non essere sfuggita all’attenzione di Annarosa, di non essere riuscita a tenere la parola data alla vecchia padrona.

Si alzò ed entrò in cucina. Pensò che avrebbe potuto farsi il caffè, ma il fuoco era spento e il contadino aveva portato via con sè l’acciarino. E di zolfanelli, dopo la morte della prima moglie, non ce n’erano più. Sebbene tutto fosse in ordine, il silenzio melanconico delle case disabitate regnava intorno. E lei camminava senza far rumore: salì la scaletta di legno, tirandosi in avanti le sottane per non inciampare; mise la testa fuori della botola, vide il letto e, come sempre quando vedeva il letto, si turbò. Era come l’altare della casa; il punto che racchiudeva il mistero dell’avvenire.

Piano piano emerse su, si avanzò cauta, come se ancora la moglie del contadino giacesse lì malata e la spiasse. Apparteneva ancora alla prima moglie quel letto, e così pure la cassa ch’ella sfiorò con la mano curvandosi a esaminarne la serratura senza la minima idea di tentare di aprirla. Le piaceva solo esaminarne i fiori, gli uccelli, i pesci, il cuore e la luna incisi sul legno scuro lucidato dal tempo;

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