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[[Categoria:Pagine che usano RigaIntestazione|Deledda - Nel deserto, Milano, 1911.djvu{{padleft:129|3|0]]— ma se io non riuscirò a guadagnare qualche cosa morremo di inedia, il che è peggio ancora....

I bimbi avevan bisogno di nutrimento sano, di spazio, di moto; ella non aveva paura della povertà, ma si sentiva soffocare all’idea di doversi ritirare con loro in una camera stretta e senz’aria; d’altronde era necessario. Tutte le cose più tristi da lei prevedute succedevano: ella aveva già intaccato il piccolo capitale, e adesso, ecco, doveva piegarsi ad accettare in casa un estraneo, un ignoto, a cedergli il suo letto, la sua camera, a ritirarsi coi bimbi in uno spazio limitato.

Aveva dunque ragione di piangere, invece di rallegrarsi; e rimescolava i piselli nel piccolo tegame rivolgendosi la domanda che da tanti anni la perseguitava!

— Che posso fare?

Un grido di Salvador e il pianto di Nino la richiamarono dai suoi torbidi pensieri: vigile e pronta tornò alla realtà e corse e trovò i due omini che litigavano per un pezzetto di carta rossa.

— È mio, ti dico, è mio!

— È mio, invece, è mio!

Salvador scuoteva il fratellino; ma l’istinto della proprietà dava a Nino una forza di Ercole infante: il suo visetto rosso appariva, attraverso il velo dei capelli frementi, come un pomo in

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