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Jusqu’ au nom de l’objet aimé.
Pour mieux oublier Egérie,
Hier j’y courus vainement,
A force de changer d’amant
L’infidèle l’avait tarie.

D’amore e da tristezza
Selimno alfin consunto
In fonte fu cangiato;
E chi bee di quell’acqua obblia e disprezza,
Da quello stesso punto
Per sino il nome dell’obietto amato.
Per obbliare Egeria
Jeri vi corsi invan; già diseccato
L’avea questa incostante
A forza di cambiar tuttora amante.

Argo, vascello degli Argonauti, sul quale Giasone insieme colla scelta gioventù della Grecia andò a conquistare il vello d’oro. Pretendesi che questo sia il primo vascello, di cui siasi fatto uso sul mare. Fu chiamato Argo dal nome del famoso suo inventore e costruttore. Fu costruito dalle legna di querce della foresta di Dodona; quindi surse la fama, che questo vascello dava degli oracoli. Giasone essendo riuscito nella sua impresa, consacrò questo vascello a Minerva nell'istmo di Corinto, donde fu bentosto trasferito nel cielo, ove divenne una costellazione.

Argo, fratello di Osiride, altri dicono, di Arestore.

Aveva cent’occhi, cinquanta de' quali erano sempre

    T.I. 3

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