< Pagina:Ferrero - Diario di un privilegiato, Chiantore, 1946.djvu
Questa pagina è stata trascritta, formattata e riletta.

diario

[[Categoria:Pagine che usano RigaIntestazione|Ferrero - Diario di un privilegiato, Chiantore, 1946.djvu{{padleft:117|3|0]]va con molti inchini e sorrisi. Sulla porta io gli chiedo: «Ma allora si può sapere perchè ci mettono sotto vigilanza a questo modo?».

«Io non sono finto. Non so fingere. Le dico francamente: non so. A meno che...». E con l’aria più naturale del mondo, con l’aria familiare, interessata, e insieme un po’ distratta di uno che si occupa dei casi altrui, ma per la sua personale istruzione e senza darci peso. «A meno che... — dice — Suo padre non ha mica avuto intenzioni di espatriare in questi tempi?».

Oh tranelli subdoli! Oh laccioli invisibili! Dentro certo pensava: «Ora lo faccio parlare. Sono un commissario io; con l’aria di nulla». Ma io gli dico che papà aveva solo l’intenzione di andare a Roma.


20 Maggio.

Che cosa fa la cuoca coi carabinieri? Stanotte un carabiniere le diceva dalla fi-


    97

    [[Categoria:Pagine che usano RigaIntestazione|Ferrero - Diario di un privilegiato, Chiantore, 1946.djvu{{padleft:117|3|0]]

    Questa voce è stata pubblicata da Wikisource. Il testo è rilasciato in base alla licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo. Potrebbero essere applicate clausole aggiuntive per i file multimediali.