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— Sì, certo! — disse Cicchedda, colpita anch’essa da questo pensiero, o fingendo d’esserla. — Se zia Agada viene a saperlo ci rompe le costole!

— Non lo saprà, se tu non glielo dici.

— Io? Dio me ne liberi, ma può saperlo, ci vedranno entrare, e son così curiose le olianesi. Finchè non trovano il filo della matassa strappano.... — disse Cicchedda, e con grande eloquenza cercò di convincer Costanza a non visitar la maga. Quanto prima desiderava di andarci, altrettanto ora parea le ripugnasse il pensiero.

L’avrebbero saputo a Nuoro, ed era una gran vergogna consultar la maga; lo avrebbe saputo zia Agada e guai! Bisognava portar qualche regalo alla maga, che non accettava denari e non avevano che cosa regalarle. E poi, chi sa se indovinerebbe, chi sa se non s’approfitterebbe lei del segreto.

E poi era peccato, e mille altre storie.

Evidentemente rinunziava al suo tanto vagheggiato consulto, purchè Costanza non avvicinasse la maga; ma l’altra seppe vincere ogni difficoltà, ogni dubbio, e, per non destar sospetti, ella dovette guidarla dalla Fele.

Eran le due: il sole ancor ardente di settembre bruciava le misere viuzze; e a misura che si avvicinavano alla casa della maga, il quartiere diventava più desolato, coi viottoli sporchi, le

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