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[[Categoria:Pagine che usano RigaIntestazione|Il tesoro.djvu{{padleft:38|3|0]] chè Alessio invecchiava di un anno ad ogni ora di agonia della moglie.

— Dio mio! — disse una sera Cicchedda, dopo esser stata dalla moribonda. — Alessio Piscu sembra un vecchio di cent’anni. Come doveva voler bene a sua moglie!

La considerava già morta, e infatti Agada aveva già chiuso le finestre e il portone in segno di lutto: ma i giorni passavano e Maria non moriva, e Domenico aspettava sempre e domandava:

— Oggi non è domani? E mamma e babbo non tornano dalla festa?

— Domani, domani.

Una sera, pochi momenti dopo che Agada era rientrata, giunse correndo comare Franzisca; nello spingere il portone vide il fraticello che cercava d’uscire e per poco urtandolo non gli fece del male.

— Dove vai, dove vai, bellino mio? — gli chiese prendendoselo in braccio.

— Voglio mamma, voglio mamma!... — cominciò egli a strillare, piangendo senza lagrime e dimenandosi.

Allora la donna si mise anch’essa a piangere, e diede il bimbo a Cicchedda, dicendole di calmarlo.

Vedendo Franzisca entrar in cucina le Brindis capirono subito che Maria era morta e si diedero a piangere; uscendo la donnicciuola sentì Domenico ridere allegramente, perchè Cicchedda

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