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l'ombra del passato 349

[[Categoria:Pagine che usano RigaIntestazione|L'ombra del passato.djvu{{padleft:353|3|0]]Tutti gridavano, bisticciandosi; Davide notò subito l’assenza di Jusfin.

— Non l’abbiamo più veduto! — disse Adone con voce turbata.

Ma Davide intuì subito la burletta e cominciò a gridare:

— Ora basta, vecchione! Venite fuori! Perdono, perdono, padre!

Durante la rustica colazione sotto i pioppi Adone e Maddalena evitarono di guardarsi. Ella mangiava e beveva tranquillamente, e sorrideva per gli scherzi del referendario; ma Adone osservava ch’ella parlava poco, mentre con lui, nei brevi momenti passati assieme, aveva chiacchierato tanto.

Anch’egli sembrava ma non era tranquillo; la vedeva davanti a sè, adagiata su un mucchio di giunchi, osservava le sue labbra umide di vino, e non gli pareva più la creatura misteriosa dei suoi sogni romantici, la fanciulla vestita di bianco, vagante sotto gli alberi d’un parco, e per la quale la sua fantasia s’era esaltata forse per un nostalgico ritorno ai sogni infantili. Ma non poteva calmarsi.

E la sua agitazione crebbe quando il referendario cominciò a scherzare a proposito della novella di Paride e di Elena. Una copia era giunta fino a lui. Copia e ricopia, le ammiratrici della novella avevano mutato comicamente il senso delle frasi appassionate.

Adone finse di riderne; ma anche Maddalena disse d’aver letto la novella, ed egli s’irrigidl, ebbe quasi voglia di piangere.

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