< Pagina:La scaccheide.djvu
Questa pagina è stata trascritta, formattata e riletta.

* xxii. *

[[Categoria:Pagine che usano RigaIntestazione|La scaccheide.djvu{{padleft:28|3|0]]

E tutto fa di gemiti e muggiti
370Risuonar la campagna e ’l vicin bosco:
Tal de la bianca Armata era l’aspetto
Dopo il destin de l’Elefante ucciso.
Quinci d’ire maggiori Apollo avvampa,
E sol di stragi e di ferir bramoso
375Le ultrici schiere a l’arme incìta, e al sangue,
E incauto e senza legge i suoi disperde;
E pur che vegga al suol feriti o morti
I nemici cader, senza difesa
A certa morte i suoi Guerrieri espone.
380Più accorto l’altro, e a i furti atto e sagace
Indugia, e le vicende e i moti osserva;
E se d’utile colpo a lui s’offrisse
Un favorevol punto, intento aspetta.
Dopo un lungo pensar per trarre a morte
385La superba Reina, ei da vicino
A i colpi del nemico un nero Fante
Offre, e poi tosto a ricoprir l’inganno
Di pentirsi fa mostra, e sospirando
Qual di commesso errore ei si querela.
390Drizza l’Arciero nel momento istesso
De la bianca Reina i dardi al fianco
Dal destro corno; il condottier nemico
Nulla di ciò s’accorse, et a sinistra

    Questa voce è stata pubblicata da Wikisource. Il testo è rilasciato in base alla licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo. Potrebbero essere applicate clausole aggiuntive per i file multimediali.