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Nell’orto più vicino due gattini novelli giuocavano al sole, rincorrendosi con cento moine e capitomboli, carezze, finte, parate, assalti. Al disopra di essi un ciliegio metteva i primi boccioli; poco lungi un pesco agitava alla estremità delle esili braccia, come piccole mani di bimbo, i suoi fiori rosei.

Un grido uscì dal petto di Flavio; uno di quei gridi inconsulti che i giovani lanciano nello spazio per esuberanza di vita nella stessa guisa che i puledri nitriscono in mezzo al prato e che i falchi novelli stridono fendendo l’aria. Se ne stava ascoltando ancora l’eco del suo grido ripercosso contro i vetri aperti che il sole iridava, quando vide Anna ritta sul limitare del terrazzo che gli faceva un cenno amichevole; e perchè Flavio sorrideva senza muoversi, arrotondò le due mani intorno alle labbra mormorando un invito a cui finalmente Flavio corrispose con grande vivacità di gesti e di parole, mentre Anna si ritirava nelle sue camere.

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