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[[Categoria:Pagine che usano RigaIntestazione|La vecchia casa - Neera, 1900.djvu{{padleft:201|3|0]]legati invincibilmente alla terra aspirano l’alto con uno spasimo di desiderio da cui germogliano le mille vipere della gelosia.
— Vede dunque?
Queste due brevi parole, pronunciate da Elvira con una risolutezza che ne dimostrava il convincimento, caddero nella silenziosa penombra del terrazzo ammorbidite dalle fronde e dai fiori che vi intrecciavano intorno una odorosa parete. Caddero interamente, si fransero, scomparvero dentro i ciuffi della glicine o dei semprevivi, innanzi che Flavio parlasse e già Elvira stava per riprendere la parola, quando egli saltò in piedi gridando:
— È appunto questa la gioia! Perchè la folla somiglia a un mostro immane dove tutte le laidezze si trovano riunite, perchè è stupida, maligna, senza pensiero e senza viscere, perchè è enorme e bruta, crudele e vigliacca, strisciante e ingrata; perchè è la folla, cioè la riunione prepotente di tutto quello che noi