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Dopo le giornate bigie del dicembre, dopo i freddi acuti di gennaio e di febbraio, che tante ore raccolte avevano adunato nel salotto ospitale, la primavera vinceva e già la giovinezza dell’aprile entrava per la sfilata delle stanze aperte facendo sbocciare nell’illusione di una nuova fioritura le ghirlande dipinte sugli usci fra l’oro e l’azzurro tenero degli svolazzi accartocciati.

— Aspetto — aveva detto Flavio un giorno fermandosi estatico davanti a un insolito affetto di luce — che questi fiori mettano dei boccioli.

— Non è vero? È questa l’impressione che fanno anche a me. Io mi domando perchè le altre case non sono come questa e perchè invece di questi grandi usci dipinti, così ridenti, hanno dei piccoli usci di vetro freddi e repulsivi.

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