< Pagina:Marinetti - Il tamburo di fuoco.djvu
Questa pagina è stata trascritta, formattata e riletta.

[[Categoria:Pagine che usano RigaIntestazione|Marinetti - Il tamburo di fuoco.djvu{{padleft:89|3|0]]e di cordami che avevano per frutta marinai salutanti, e per foglie le loro garrenti nostalgie. In quel porto improvvisato, i pesci guizzavano tra le carene, col lampeggio d’oro e argento che riempie i forzieri dei mercanti. L’oasi non si commosse. Allora il Mare mostrò la sua magnetizzante moneta d’oro: il Sole. Ma l’oasi rifiutò il sole, e preferì morire sotto la sua coltre di sabbie monotone.

Ruggito di leone vicinissimo mediante un Ululatore.

Kabango

scattando.

Bagamoio! Bagamoio!

Bagamoio.

Sono qui. Veglio su di te.

Kabango.

Dov’è il mio fucile? È pulito?

Bagamoio.

L’ho minuziosamente oliato. È carico!


    83

    [[Categoria:Pagine che usano RigaIntestazione|Marinetti - Il tamburo di fuoco.djvu{{padleft:89|3|0]]

    Questa voce è stata pubblicata da Wikisource. Il testo è rilasciato in base alla licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo. Potrebbero essere applicate clausole aggiuntive per i file multimediali.