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[[Categoria:Pagine che usano RigaIntestazione|Neera - Addio, Firenze, Paggi, 1897.djvu{{padleft:42|3|0]] vento impetuoso, il mio cuore divampò frenetico.

Quello stesso orgoglio di cui la mia virtù erasi fatta sgabello, piegava ora sotto i miei piedi. — Occorre poca cosa per capovolgere un’esistenza; un granello di sabbia fra due ruote, una scintilla in un braciere!

Io frequentava sempre le serate della principessa; là più che altrove sentiva parlare del giovane diplomatico. Si mettevano avanti con gran mistero le iniziali delle sue nuove conquiste, la principessa sosteneva che l’alfabeto era esaurito e bisognava inventarne un altro.

— È un’esagerazione, — scappava fuori a dire qualcuno, — il marchese è uomo serio, studioso; non so come troverebbe tempo per occuparsi di galanteria.

— Egli non se ne occupa, d’accordo; ma la figlia minore del consigliere A*** ne va pazza, — e la signora V*** lo segue di sala in sala, di teatro in teatro, di contrada in contrada, dappertutto ove può cacciarsi colla speranza di trovarlo. E poi sapete tutti che la moglie dell’avvocato F*** non accettò

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