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Tutto ciò è di una tristezza e di una dolcezza insieme di cui non posso darvi un’idea se non facendovi pensare a dei canti di bimbo intorno ad una bara, che è la cosa più triste e più dolce che io conosca.

Ho nominato la Desclée, ma ho pure un’altra sorella spirituale nell’arte, quella Adriana Lecouvreur, la di cui straordinaria sensibilità fu senza forse il suo pregio maggiore. Ella aveva la affettività attristata e pensosa che serve così bene ad interpretare la passione; affettività rara e solitaria che spunta in certe anime privilegiate senza bisogno di alcuna coltura e in ambienti assolutamente contrari, come poteva essere per Adriana il corrotto, frivolo e voluttuoso mondo teatrale del settecento. Ella è stata una prova luminosa della teoria che le persone elette possono rasentare il fango ed anche fino ad un certo punto toccarlo

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