< Pagina:Neera - Il marito dell'amica.djvu
Questa pagina è stata trascritta e formattata, ma deve essere riletta.

— 135 —

[[Categoria:Pagine che usano RigaIntestazione|Neera - Il marito dell'amica.djvu{{padleft:145|3|0]]ridendo — che nel guarire la signora non abbia da ammalarsi lei.

E accompagnò la frase con una strizzatina d’occhi.

Sofia ebbe un risolino furbo abbandonandosi sui guanciali, in una posa provocatrice.

Maria si rifece di ghiaccio, dura, immobile presso alla finestra, torcendo gli occhi dal letto. Sentiva come un ronzìo, le tre voci; quella fioca di Emanuele che domandava i ragguagli della malattia, quella dei dottore compassata, quella di Sofia squillante in note argentine; ma non seguiva il filo del discorso. Nel suo cervello indolorito le sensazioni si confondevano. Vedeva la pelle d’orso nero foderata di velluto rosa, lì, in quella camera; e sov’essa Emanuele e Sofia abbracciati.

— Un po’ di distrazione le farà bene — prescriveva il dottore — nei mali delle donne i nervi formano la prima metà e l’immaginazione la seconda.

Questa voce è stata pubblicata da Wikisource. Il testo è rilasciato in base alla licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo. Potrebbero essere applicate clausole aggiuntive per i file multimediali.