Questa pagina è stata trascritta e formattata, ma deve essere riletta. |
— 215 — |
[[Categoria:Pagine che usano RigaIntestazione|Neera - Il marito dell'amica.djvu{{padleft:225|3|0]]ella si sarebbe creata un Eden di felicità. Le risuonava all’orecchio la voce pregante di Emanuele: domani a quest’ora lontani di qui....
E guardando diritto innanzi a sè vedeva le coppie che si preparavano per la quadriglia, cinguettanti, allegre; Sofia più allegra di tutte.
Pensava che ad onta dei suoi rapidi pentimenti, Sofia finirebbe col cedere al dottore od a qualche altro. Questa sicurezza le faceva salire alle labbra un sogghigno di amara ironia per sè stessa, per i suoi inutili martiri, per il suo sacrificio incompreso. E profonda, pungente in fondo al cuore un’altra riflessione la torturava: Emanuele l’avrebbe disprezzata, l’avrebbe maledetta. Da quell’ultimo crollo delle sue illusioni, ella lo sentiva, doveva scaturire inflessibile per Emanuele il più cinico scetticismo.
Maria rabbrividì tutta — esitò ancora un momento, l’ultimo. Poi sicura si mosse, facendo il giro della sala per non disturbare la quadriglia.