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— Sediamo sotto gli alberi; udremo cantare l’usignuolo.

E la voce di Vittorio rispose:

— Mia cara, c’è rischio di prendere un raffreddore.

· · · · · · · · · · · · · · · · · · · ·

No, non ridete altrimenti non avrò il coraggio di confessarvi ch’io dovetti stare non so quante ore cheto è tranquillo dietro il mio cespuglio intanto che Wilhelmine e il mio perfido amico filavano l’amor platonico.

Udii Wilhelmine che sfoggiava il suo repertorio di frasi sentimentali, che chiamava i fiori e la rugiada a testimonio del suo amore, che semi-svenuta sull’òmero di Vittorio mormorava con un fil di voce:

— Vorrei morire ora!

Insomma tale e quale la parte che recitava con me — un quadretto in doppio originale — una lezione in due tempi.

E a proposito di lezioni, potete essere persuasa che io non ne presi altre dalla innocente maestrina — nè da nessuno più.

«Ecco perchè non conosco troppo bene la lingua tedesca.»


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