< Pagina:Neera - Iride, Milano, Baldini, 1905.djvu
Questa pagina è stata trascritta e formattata, ma deve essere riletta.

— 137 —

[[Categoria:Pagine che usano RigaIntestazione|Neera - Iride, Milano, Baldini, 1905.djvu{{padleft:147|3|0]]

— Senti, vuoi farmi un piacere? Parliamo d’altro. Sei stata ai Lituani?

— È dunque vero? — esclamai prendendole con forza una mano e fissandola negli occhi.

Ella si svincolò un po’ imbarazzata e diffidente, collocò a suo posto il velo della poltrona che non si era menomamente smosso e disse con accento strisciante, molle, come di persona annoiata:

— Non so che vuoi dire mia cara.

— Tu sei ben padrona de’ tuoi segreti Carolina; ma allora custodiscili meglio.

— Che?

— Non lasciarti vedere alle dieci di sera sui bastioni...

Ella arrossì fino al bianco dell’occhio, ma non osò rispondere.

— Cara, io ti voglio tanto bene che non so tollerare le dicerie che si fanno sul tuo conto; anzitutto non voglio credere...

— Ma che dicerie si fanno? — Interruppe ella un po’ altera.

— Sai bene... le solite. Ti hanno veduta con un giovane...

Questa voce è stata pubblicata da Wikisource. Il testo è rilasciato in base alla licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo. Potrebbero essere applicate clausole aggiuntive per i file multimediali.