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— Anche tu sei buona ora; vedrai quanta felicità ti aspetta! Ma non metter fuori le braccia... così, da brava.

— Quando stavo tanto male e che egli, curvo sul letto, spiava i miei desideri nel mio sguardo, non puoi credere che giubilo mi sentissi in cuore; sembravami vedere un cherubino colle ali d’oro.

— T’inganni cara, tu vedevi un buon maritino affettuoso, tenero e fedele. Lascia stare i cherubini: dopo tutto non puoi sapere so sono migliori di tuo marito.

— Ah! è vero... l’ideale, sempre l’ideale che ritorna! — mormorò Carolina mezzo ridendo, mezzo sospirando.

Io la minacciai scherzosamente col dito.

Ella soggiunse a bassa voce:

— Sono guarita, non temere; quello là...

— Chi? l’Arturo?

— Giulio, intanto che parlava a me di stelle e di etere, faceva all’amore colla mia cameriera.

— Sia ringraziato il Signore! Ora puoi vedere tu stessa da qual parte trovasi la verità.

— Carolina, ciarli troppo! — disse il marito.

— Mi sento tanto bene! — rispose Carolina raggiante.


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