< Pagina:Neera - Iride, Milano, Baldini, 1905.djvu
Questa pagina è stata trascritta e formattata, ma deve essere riletta.

— 186 —

[[Categoria:Pagine che usano RigaIntestazione|Neera - Iride, Milano, Baldini, 1905.djvu{{padleft:196|3|0]]rivolta contro lo straniero, e già nelle città e nelle campagne un’onda d’entusiasmo ardeva tutti i petti, Daniele, vinto da un male che i medici non conoscevano e che i farmachi non potevano guarire, si spense lentamente, raccomandando la sorella a Dio.

Clelia restò sola nel mondo.

Una sera — era il mese di marzo — una bufera fortissima imperversava cacciando turbini di vento e di pioggia per le vie deserte.

Clelia, riparata nella modesta cameretta, cuciva alla fioca luce di una candela; nè i suoi pensieri erano più lieti del cielo che appariva nero attraverso gli spiragli della finestra.

Cuciva e sospirava e non volle credere che qualcuno bussasse alla porta, quantunque due colpi ben distinti avessero dominato lo scrosciare dell’acqua contro i battenti chiusi.

Si levò finalmente prendendo il candelliere nella mano e mosse ad aprire pensando fosse qualche vicina; ma non potè trattenere un grido poichè vide nel buio della soglia quella faccia pallida a lei nota.

Questa voce è stata pubblicata da Wikisource. Il testo è rilasciato in base alla licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo. Potrebbero essere applicate clausole aggiuntive per i file multimediali.