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Il sabato di Carolina


L’ultimo sabato di aprile, Carolina si alzò con un gran progetto. Aveva terminati i suoi lavori della settimana, splendeva un magnifico sole e nessun impegno la chiamava fuori di casa — tre circostanze favorevolissime per deciderla a fare il suo piccolo bucato.

Intendiamoci. Ella non era così povera da non poter pagare un lavandaio; quando si ricama bene e lesto, come appunto ricamava Carolina, non si sarà ricchi, oh! no, ma per lo meno il necessario non manca; egli è che Carolina, ragazza economa, aveva osservato come i lavandai in genere siano sciuponi e come nelle loro manaccie le mussoline e i merletti realizzino troppo spesso il dettato: «Cosa bella e mortal passa e non dura.» Per questo lavava da sè la biancheria fina, le camiciette, i manichini, le cuffie e quegli aerei

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