< Pagina:Neera - Iride, Milano, Baldini, 1905.djvu
Questa pagina è stata trascritta e formattata, ma deve essere riletta.

— 27 —

[[Categoria:Pagine che usano RigaIntestazione|Neera - Iride, Milano, Baldini, 1905.djvu{{padleft:37|3|0]]nemmeno più. Da qualche mese Nora sembrava dimenticarlo, ma il gusto le è tornato perchè vi passa ore ed ore, sola.

— La principessa non dovrebbe permettere queste emancipazioni.

— Che male c’è — domandò Elisa la quale, come il resto della famiglia, non comprendeva che si potesse negare qualche cosa a Nora.

— La solitudine non fa bene ai ragazzi e i capricci poi, per quanto innocenti, non vanno tollerati.

— Ma è stato il babbo a farle la sorpresa del lago.

— Come! anche lui?

Io volevo dire: anche lui acciecato a tal punto? Ma Elisa non me ne lasciò il tempo.

— Sono già quasi due anni. Nora si destò una mattina tutta esaltata e commossa per un sogno che, al dire di lei, era durato tutta la notte e l’aveva riempita di una felicità tale che la febbre dell’ebbrezza le faceva battere ancora i polsi. Le pareva di riposare in mezzo a un lago verde, galleggiando come una naiade, sulla superficie lucente dell’acqua e mirando nel fondo uno scintillìo di gemme, un bagliore profondo e misterioso, fra una quiete altissima, tra profumi ignoti

Questa voce è stata pubblicata da Wikisource. Il testo è rilasciato in base alla licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo. Potrebbero essere applicate clausole aggiuntive per i file multimediali.