< Pagina:Neera - L'indomani.djvu
Questa pagina è stata trascritta e formattata, ma deve essere riletta.

— 23 —

[[Categoria:Pagine che usano RigaIntestazione|Neera - L'indomani.djvu{{padleft:34|3|0]] non l’avrebbe resa felice, guardò intorno la bella campagna, gli alberi, le siepi entro cui svolazzavano le farfalle.

— Ti piacciono questi luoghi? domandò Alberto.

— Sì, molto.

— Io non posso vedermi altrove. In città sto bene otto giorni, poi sento la nostalgia de’ miei campi.

— A me pare che starei bene dovunque con te.

— Cara!

Egli disse: cara. Non era una dolce parola? Perchè Marta non esultò? Perchè rimase fredda in apparenza e muta? Ella ascoltava ancora, ripercosso nell’aria e nel suo orecchio, il suono uguale, identico a quello di un momento prima, quando aveva detto: cari! E le pareva una stonatura, una nota falsa che alterasse il valore della parola. Si chinò verso di lui, con la bocca contro il suo collo, mormorandogli nel folto dei capelli: Caro! caro! caro!

Questa voce è stata pubblicata da Wikisource. Il testo è rilasciato in base alla licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo. Potrebbero essere applicate clausole aggiuntive per i file multimediali.