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[[Categoria:Pagine che usano RigaIntestazione|Neera - Lydia.djvu{{padleft:164|3|0]] lezza; era satura di omaggi, non sapeva più che cosa chiedere a sè stessa ed agli altri.

Il dolore della madre morta l’occupò per molto tempo; ma un giorno si accorse con terrore di non avere più lagrime.

È finita, pensò, non so più nemmeno soffrire. E la prese uno sgomento maggiore ancora di quello che aveva provato per la morte della madre. Adesso era lei che moriva. Che fare? Dove aggrapparsi? A chi o a che cosa chiedere un’emozione?

Da tanti anni si guardava nello specchio, da tanti anni riceveva visite e le rendeva, andava a teatro o a passeggio, vedeva sfilare davanti a sè le meraviglie dell’arte e dell’industria; da tanti anni strofinava la sua carne e la sua immaginazione a tutti gli eccitamenti di un godere delicato; motteggiava, civettava, udiva menzogne e mentiva. Era stanca alla fine. Non c’era altro? Niente altro?

Costanza le scriveva ancora lunghe lettere,

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