< Pagina:Neera - Lydia.djvu
Questa pagina è stata trascritta e formattata, ma deve essere riletta.

— 176 —

[[Categoria:Pagine che usano RigaIntestazione|Neera - Lydia.djvu{{padleft:186|3|0]]mente, e intorno a’ suoi bei capelli tizianeschi tutto quell’oro sembrava fondersi in un’armonia pastosa. Essa riluceva, splendeva nel duplice accordo della bellezza e dell’eleganza; faceva bene a vederla, e solamente a passarle vicino si provava l’impressione di una carezza.

Si separarono con molti baci. Lessero insieme una lettera di Costanza, la quale, dal suo eremo, mandava gli auguri alla novella sposa.

— Rimango proprio sola!

Così esclamò Lydia, sforzandosi di sorridere e dandosi di nascosto dei pizzicotti nelle braccia, perchè le sembrava di sentirsi raggelare il sangue; finalmente, essendosene dato uno più forte degli altri, gettò un griduccio fra la rabbia e il dolore, e questo la sollevò.

Rimasta sola, come aveva detto, diede principio a un nuovo periodo di vita.

S’era all’apertura dell’estate; chiusi i teatri,

Questa voce è stata pubblicata da Wikisource. Il testo è rilasciato in base alla licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo. Potrebbero essere applicate clausole aggiuntive per i file multimediali.