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Quando si trovò padrona dello spazio, padrona di plasmare a suo capriccio quel piccolo mondo, di creare qualche cosa dal nulla, tornò a provare la gioia intensa, l’infantile orgoglio che già l’avevano animata e di carità verso Eva e di entusiasmo peri poeti e di inconscia ebbrezza davanti ai miracoli della natura.

Si pose all’opera febbrilmente, dimenticando in quei giorni le cure dell’abbigliamento; fermandosi, spettinata, in mezzo al caos delle stoffe e dei tappeti; sollevando appena la gonna per attraversare i pentolini delle vernici, posati a terra; e guardava tutto; si interessava di tutti i particolari, del cordone, della bulletta; dava ordini e contr’ordini.

Dapprima le era venuta l’idea di nascondere il letto sotto una specie di tenda araba, formata da tappeti e sorretta da canne di bambù, riducendo il letto stesso a un mucchio di guanciali. La stranezza di questo

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