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[[Categoria:Pagine che usano RigaIntestazione|Neera - Lydia.djvu{{padleft:23|3|0]] le parole erano sentimentali e l’accompagnamento ironico: rito augusto, solenne, dove gli áuguri si guardavano ammiccando.

Teresa Colombo, che in famiglia chiamavano Thea, e Federico von Stern, sedevano ora seri e composti sui due seggioloni di velluto cremisi, ascoltando gli articoli del Codice, vagamente impressionati dalla coppia deforme che prima di loro aveva occupato quel posto.

Da una parte e dall’altra, le signore amiche si mostravano più belle che potevano, nella posa attenta, calma, nel contegno sicuro. Emergevano trionfanti, colle testine altere, da una confusione dolcissima di blonde e di nastri, mescendo le gonne sui divanini stretti, rizzando di quando in quando la fronte per far scintillare il pennacchietto del cappellino o gli orecchini di brillanti.

Due giovinette non avevano voluto prendere posto insieme cogli altri nello scompartimento esposto al pubblico, e se ne stavano

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