Questa pagina è stata trascritta e formattata, ma deve essere riletta. |
— 267 — |
[[Categoria:Pagine che usano RigaIntestazione|Neera - Lydia.djvu{{padleft:277|3|0]] sconosciuto tutte le sue teorie sulla vita, sugli affetti; le sembrava naturale e necessario di aprire il suo cuore a Keptsky, ma avrebbe voluto dirgli tutto, o meglio, che egli potesse comprenderla tutta senza spiegazioni. Che amico sarebbe Keptsky! Simpatico, intelligente, colto, spiritoso... Una puntura di invidia la morse, pensando che egli era cugino di Thèa, e tornò a passarle davanti agli occhi la scena della sera prima, con un bisogno spasmodico di intimità, di confidenze ricambiate.
Keptsky parlava ora dell’Italia che percorreva per la prima volta e che lo entusiasmava; ma Lydia vedeva sempre un ventaglio chinese a fiori rossi, disteso sopra una testina bruna. Improvvisamente chiese:
— Ci starebbe, in Italia, per tutta la vita?
— Secondo...
Girando il capo, Lydia incontrò lo sguardo di lui, profondo, perduto dietro a una visione; e nello stesso tempo il suo cuore, come se