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[[Categoria:Pagine che usano RigaIntestazione|Neera - Lydia.djvu{{padleft:285|3|0]] Se fossi sicuro. Questo l’aveva voluto lui, Keptsky.

L’indomani, appena spuntava l’alba, mentre tutti dormivano alla Villa, essi si trovavano pronti, e pronti erano due cavalli, un’altra passione che li avvicinava. Thèa, alla quale i medici avevano proibito l’equitazione, abborriva questo esercizio, e Lydia, nell’innocente sotterfugio, non vedeva che un modo lecito di soddisfare il suo gusto senza urtare quello dell’amica.

Partivano dunque al galoppo, come due amanti in fuga; stavano fuori qualche ora, più che fosse possibile; tornavano, ancora inosservati, alla Villa addormentata, e per tutto il giorno, guardandosi negli occhi, essi avevano la gioia del loro segreto.

Erano giunti rapidamente all’intimità. Lydia gli raccontava tutto, tutta la sua vita passata, incominciando dall’infanzia; gli descriveva le sue governanti, facendolo ridere con tratti

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