< Pagina:Neera - Lydia.djvu
Questa pagina è stata trascritta e formattata, ma deve essere riletta.

— 296 —

[[Categoria:Pagine che usano RigaIntestazione|Neera - Lydia.djvu{{padleft:306|3|0]] si incollava sulle braccia, sulle anche, attorcigliandosi intorno alle gambe come un cavatappi.

— Non posso più correre — disse Lydia a un tratto.

— Perchè?

— M’è entrata l’acqua nelle scarpe, sono fradicie. Tentava di ridere, stringendosi al braccio del suo cavaliere, colla spalla appoggiata al petto di lui.

— Se potessi prendervi in braccio!

Ella fremette tutta, e per un momento chiuse gli occhi, lasciandosi trascinare. Erano alle porte della città.

— Ora troveremo una carrozza.

Infilarono il sobborgo, lungo, spopolato, dove appena qualche fanciullo diguazzava nei rigagnoli della strada.

— Che cosa dirà mio zio!

Keptsky la incoraggiava, portandola quasi

Questa voce è stata pubblicata da Wikisource. Il testo è rilasciato in base alla licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo. Potrebbero essere applicate clausole aggiuntive per i file multimediali.