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Aveva un paio di calze sottili come una ragnatela e delle scarpe scollate, con fibbie di lustrini neri. Keptsky lo asciugò bene, colla sua pezzuola, e poi lo tenne ancora fra le mani un pochino per riscaldarlo.

— L’altro, ora.

Nel cambiamento perdette l’equilibrio, e si appoggiò un istante sulla spalla di lui. Risero entrambi; Lydia rideva tuttavia col piede nelle mani di Keptsky, intanto che lui lo asciugava. Rideva, ma avrebbe anche pianto, perchè si sentiva serrare alla gola da una commozione grandissima, da una gioia così strabocchevole, così acuta, che le metteva un velo davanti agli occhi.

Egli la guardò con tenerezza.

— State un po’ meglio?

Accennò di sì, col capo.

Appoggiatevi a me; sarete più comoda che a ridosso del muro.

Lydia accondiscese, essendosi prima levati

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