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[[Categoria:Pagine che usano RigaIntestazione|Neera - Lydia.djvu{{padleft:70|3|0]] minutamente come un fenomeno; quella faccia da morto, illuminata dagli occhi cho sembravano torcio a vento; quei capelli nerissimi di un lucido di pece, tinti, senza dubbio; le orecchie cartilaginoso; la bocca secca, quasi bruciata da un soffio ardente; le narici mobili, aspiranti nell’aria; e per cornice un abito di broccato giallo con altissimo trine nere.

Lydia non capiva proprio che cosa vi facesse nel ballo quella vecchia signora. Aveva sempre creduto che le signore vecchio dovessero passare il loro tempo in poltrona, come sua madre, o in chiesa, o visitando i poveri e facendo dei sermoni in famiglia, come la marchesa Arimonti; o lagnandosi delle correnti d’aria e delle stagioni cambiate; qualunque cosa, insomma, fuorchè danzare delle polke.

Fu tutta orecchi quando l’avvocato Calmi, passando a braccio di Benelli, mormorò, additando la contessa e il suo imberbe cavaliere:

— È la torre diroccata a cui resta un merlo solo.

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