Questa pagina è stata trascritta e formattata, ma deve essere riletta. |
— 121 — |
[[Categoria:Pagine che usano RigaIntestazione|Neera - Senio, Galli, 1892.djvu{{padleft:135|3|0]] sul tavolino, Senio fu irresistibilmente trascinato a prenderle in mano, ad aprirle, a chiuderle rapidamente, sotto gli sguardi di lei che non lo abbandonavano, pur discorrendo con Stefano; ed erano sguardi aperti e chiari che sorridevano; sguardi lunghi che attiravano; una specie di mare cangiante, limpido e profondo dove egli si sarebbe annegato volentieri, dove annegava già in una specie di abbandono oblioso.
Stefano guardò l’orologio e diede un balzo:
— Siamo stati qui due ore!
Senio ripetè:
— Due ore!
La signora sorrise.
Accompagnandoli fino al cancello, donna -Clara raccomandò al dottore di farsi vedere spesso.
— Quanto a lei — soggiunse rivolgendosi a Senio — poiché parte domani, a rivederci in città.