< Pagina:Neera - Senio, Galli, 1892.djvu
Questa pagina è stata trascritta e formattata, ma deve essere riletta.

— 133 —

[[Categoria:Pagine che usano RigaIntestazione|Neera - Senio, Galli, 1892.djvu{{padleft:147|3|0]] che restassero ancora mille cose da dirsi, e la smania di dirle si mischiava singolarmente ad una ritenutezza di avaro che enumera i tesori del suo scrigno preoccupato dalla necessità di non sprecarli.

Il buon Stefano non era presente questa volta per avvertire che la visita durava già da un pezzo; tuttavia Senio, a malincuore, si mosse.

— Tornerà, è vero?

— Se me lo permette.

— Presto?

— Prestissimo.

Che cosa li allacciava così ? Anche sulla soglia non potevano separarsi. Ella disse:

— Se scrive al dottor Mordini me lo saluti.

— Volentieri.

Egli stava per uscire; si voltò, quasi magnetizzato, ma non trovava nulla da dire. Balbettò: un «a rivederla», e prese la fuga giù per le scale.

Donna Clara rientrò nel suo salotto un po’

Questa voce è stata pubblicata da Wikisource. Il testo è rilasciato in base alla licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo. Potrebbero essere applicate clausole aggiuntive per i file multimediali.