< Pagina:Neera - Senio, Galli, 1892.djvu
Questa pagina è stata trascritta e formattata, ma deve essere riletta.

— 240 —

[[Categoria:Pagine che usano RigaIntestazione|Neera - Senio, Galli, 1892.djvu{{padleft:254|3|0]]

Una sciocca preoccupazione, una preoccupazione meschina di biancheria da far rifare lo assaliva di tratto in tratto, irritandolo; ed anche questo gramo pensiero contribuiva nella sua infinitesima miseria a crescergli l’uggia.

Per un po’ di tempo, finché la luce lo permise, lesse qualche giornale, dove tutti gli incidenti del processo erano riferiti con grande abbondanza di particolari, e dove il suo nome si mesceva continuamente a quello di Stefana Mordini.

Uno zelante era andato perfino a rivangare la loro vecchia amicizia di scuola, servendosene di paragone per ritessere il virtuoso legame di Damone e Pizia. Egli conosceva quel giornalista; sapeva che era uno scroccone, un furbo, un uomo senza fede e senza coscienza, e quella lode dell’amicizia dalla sua penna lo nauseò* Pensava che la virtù è molto più in alto, dove 11 giornalista non l’avrebbe snidata mai, dove egli stesso non si sentiva ali per giungere.

Questa voce è stata pubblicata da Wikisource. Il testo è rilasciato in base alla licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo. Potrebbero essere applicate clausole aggiuntive per i file multimediali.