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[[Categoria:Pagine che usano RigaIntestazione|Neera - Senio, Galli, 1892.djvu{{padleft:286|3|0]] Passò un anno.

Senio e Stefano sono di fronte, soli, in un gabinetto appartato di un piccolo caffè fuori del centro. Gli occhi di Stefano scintillano, la sua voce calda e grave ha intonazioni profonde:

— E l'amico tuo intimo, l’unico forse, quasi tuo fratello che te ne supplica. Lascia quella donna! Qualunque sia la sua condotta presente, ha un passato troppo abbietto per stare accanto a te. Non posso credere che tu l’ama, sarebbe assurdo. Di’, l’ami?

Senio fece un gesto vago, mentre coll'occhio fisso nel vuoto sembrava assistere ad una sfilata di fantasmi visibili a lui spio, e nella posa stanca, nel labbro cadente, rivelava l’ultimo limite della resistenza, l'abdicazione suprema.

— No, nevvero? E dunque? E l’abitudine, è la difficoltà di rompere un legame che dura da tanto tempo? Ma perchè non me ne dicesti mai nulla? Fu donna Clara...

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