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[[Categoria:Pagine che usano RigaIntestazione|Neera - Senio, Galli, 1892.djvu{{padleft:57|3|0]]
— Non c'è nessuna corsa fino alle sette, puoi fermarti.
— Ho un affare in paese.
— Vuoi pranzare con me?
— Sono indisposto, non pranzo.
Anche Stefano si alzò. In piedi tutti e due provarono un momento di imbarazzo che por te va sembrare identico, quantunque avesse cause diametralmente opposte.
— Sicché addio.
Il volto pallido di Stefano, così grave, così mesto, così nobilmente e dignitosamente addolorato, doveva restare impresso per molto tempo nell'animo di Senio. Egli sentiva fin d’ allora che sfuggendo a un dolore, portava con sé il germe di un’ altra sofferenza ; ma lungi dal ritrarne coraggio per il presente, quel futuro malessere gli intorbidiva la schietta espansione dell'amicizia.
— Mi scriverai?... — mormorò debolmente.
— Sì, sì — disse Stefano a fior di labbro.