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[[Categoria:Pagine che usano RigaIntestazione|Neera - Teresa.djvu{{padleft:29|3|0]] mi ha detto di stare tranquilli, che pericolo per il momento non c’è. Papà verrà presto.

— Dio sia lodato! Va’ a letto, Teresa, va’ a letto.

— E tu mamma?

— Or ora ci vado.

La fanciulla fece atto di ritirarsi; ma, prima che l’uscio fosse chiuso, la madre le si avvicinò, perplessa, ponendole una mano sulla spalla e dicendole a bassa voce con accento tremante:

— Prega per me...

— Mamma... mamma...

Ella si pose un dito sulle labbra, composta, con una solennità misteriosa e dolce:

— Questa notte avrai un altro fratellino... sono cose che capirai piú tardi... ma già sei la maggiore tu, devi pur saperlo. Ora va a letto.

La pose fuori con amorevolezza, e chiuse l’uscio.

Dall’altra parte, in uno stretto corridoio, che divideva la camera nuziale dalla camera delle ragazze, Teresina rimase immobile, appoggiata allo stipite dell’uscio, con una oppressione in gola e un turbamento improvviso.

Aveva quindici anni. Era cresciuta nell’ambiente tranquillo della famiglia, in quella cittaduzza di provincia, lontana da tutte le emozioni. Era il primo anno che stava a casa da scuola, e ne’ suoi doveri di giovane massaia aveva ancora l’incertezza della inesperienza; ma si sentiva compresa

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