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Una vecchia ottuagenaria, alla quale avevano tolto il letto per trasportarlo in posto più sicuro, si avvicinò agli uomini che sorreggevano quel povero mobile tarlato e disse loro piangendo:
— Gettatelo dentro anch’esso, tanto domani io non vi potrò più dormire.
— Sì, gettatelo — aggiunse il sindaco — ne farò dare un altro a questa povera donna.
Il letto della vecchia sparve subito nelle onde ingorde che salivano, salivano.
Il sotto-prefetto e il tenente dei carabinieri giungevano insieme dalla parte dei boschi, dove erano andati ad ispezionare la sicurezza delle rive.
— E così? — fece il sindaco appena li vide.
— Nessun pericolo per il momento; e qui? Hanno paura?
— Ha messo un po’ di sgomento l’ordine di poco fa, di non coricarsi per tutta la durata della notte e star pronti al suono della campana.
— Si capisce!
Il sotto-prefetto, un meridionale bello, elegante, colla fronte di poeta, si cacciò — per una abitudine da salotto — la mano destra nei capelli, ravviandoli, intanto che guardava la folla nereggiante dei cittadini quasi tutti raccolti sull’argine, ansiosi, formando gruppi vari e fantastici tra i quali correvano, come fuochi fatui, le torcie di resina. Poi si chinò all’orecchio del tenente mormorando con gesti vivaci: